THe FirsT_thE BEst & ThE LaST

.. Ti mostro quant'e' naturale cadere nelle proprie contraddizioni .. § Non e' "cosa" ma "come" §

Eccomi

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C'hanno inciampato

già *loading* volte
venerdì, 29 dicembre 2006

                                        29 dicembre 2006


Stamattina, lavorando, incontro un perfetto sconosciuto, ma con un cognome a me molto familiare e vicino. Con tutta la cordialità di 2 vecchi amici esordisco con: " Oh signor XXXXXXXne buongiorno ! Esca un attimo, c'è una raccomandata per lei !". Il signore di fronte non sapeva perchè mi mostrassi così affabile nei suoi confronti, ma incosciamente avrà percepito .. perchè anche lui si è mostrato tremendamente caloroso. Morale delle favola ?? Il tuo primo passo è sempre metà del secondo passo che ricevi. E oggi con questa occasione così piacevole ho capito quanto questa legge non si smentisca mai !
postato da: flimsy alle ore 18:38 | link | commenti
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martedì, 26 dicembre 2006

postato da: flimsy alle ore 14:22 | link | commenti (12)
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"Mai come ieri" di Carmen Consoli, modificato da Giuseppe Castiglia ( comico catanese ) con la partecipazione della stessa Carmen .. così, per ridere un pò.
postato da: flimsy alle ore 12:24 | link | commenti
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lunedì, 25 dicembre 2006


Dove sei Mathias ?

Sandor giocava con la cassetta di legno, ma non è arrivato nessuno.
All'ora di merenda pensò che fosse inutile.
Nel cortile i galli cantavano, ma non potevano nulla contro il sogno, che era tenace e aveva ragione: era ancora troppo presto.
A parte questo, fuori non c'era nulla.
Gridi, stelle, nient'altro.
E in più tutto era livido come uno schiaffo.
Sandor si teneva la guancia. Gli sarebbe piaciuto essere un bambino martire. Ma non lo era. Suo padre non lo picchiava mai. Aveva ben altro da fare. Sandor si annoiava. A un tratto si è stufato di quella cassetta di legno. Avrebbe voluto uno schiaffo. Per urlare. Per fare chiasso.
Si è messo a insultare suo padre, ma suo padre non si arrabbiava, non era per niente offeso. Non ci si può offendere quando si ha altro da fare.
Sandor si sforzò di svegliarsi. Il sogno era noioso. Non era neppure un incubo. Il sogno era un isola deserta. Un'isola veramente deserta, dove non c'era nulla da fare.
Suonò una sveglia.
Sandor si mise a sedere sul letto, sbadigliò.
E improvvisamente ricordò che sua madre era morta.
Uscì nel cortile. Vide i galli. La cassetta di legno. Tutto ciò che voleva vedere.
L'erba, l'uccello, il sole.
Era la sua prima giornata in quei luoghi sconosciuti.

Uno dei ragazzini è venuto a chiamarlo.
Sandor non voleva vederlo. Ma quando l'altro gli ha parlato, Sandor non ha potuto fare a meno di alzare lo sguardo. Eppure aveva solo detto una parola:
- Vieni.
Sandor lo guardava. Era un bellissimo bambino. Il bambino gli sorrise:
- Mi trovi bello, vero? Tutti mi trovano bello. Ma per me fa lo stesso. Non provo più alcun fastidio. Ci sono abituato.
- Ti voglio bene,- disse Sandor.
- Lo so, - rispose il bambino. - Un giorno sarò tuo figlio. Ma prima devo morire.
- Si,- disse Sandor, - parlami ancora.
- La persona che amo di più è mio fratello,- continuò il bambino. - Lo amo più di tutti gli altri messi insieme, più di me stesso.
- Perchè ? - domandò Sandor.
- Dovresti venire a mangiare, - disse il bambino.
- Non ho fame.
- Se non mangi diventerai pallido e malato, e tutti saranno tristi.
- Anche tu ?- domandò Sandor.
- No, io no. Io non posso essere triste, perchè una cosa mi consola dall'altra.
- Presto mangerò, - disse Sandor. - Forse domani, o già questa sera.
Il bambino lo guardava con i suoi grandi occhi grigi.
- Parlami ancora, - disse Sandor.
- No, sei tu che devi parlare. Io non ho più niente da dire. Per me la vita è semplice e bella.
- Bella ? - disse Sandor.
- E semplice, - disse il bambino.
- Ma che ne sai tu della vita ?- gridò Sandor con rabbia improvvisa. - Preferirei che adesso te ne andassi !
Il bambino si è alzato:
- Davvero vuoi che me ne vada ?
- No, resta, non fa niente, comunque sia è troppo tardi.

- Guarda questo albero, - disse Sandor.
- E' morto, - disse il bambino. - Anche gli altri persono le foglie, ma questo è morto.
- E' mia madre, - disse Sandor. - Lei adesso è così, sotto terra. Ossa nude, come i rami di questo albero. Nera.
- Che cosa dici, Sandor? Tua madre non è morta.
- E invece si, è morta da un pezzo. E' soltanto un mucchio di ossa sotto terra. Mio padre l'ha uccisa.
- Tutto ciò non è vero, - disse il bambino.
- Ti compatisco.
- Fai pure. Solo tu puoi compatirmi. Ho bisogno della tua tenerezza.
- Mi piacerebbe vederti in pace, Sandor.
Ma credo che non lo sarai ami.
- Si. Quando ti guardo, quando mi parli.
- Io non sarò sempre qui, - disse il bambino. - Ma non dimenticare che ti resterà mio fratello, Mathias. E' impossibile non amarlo.
- E lui mi amerà ?
- Gli resterai solo tu.
- Io non lo amo affatto. Lo odio.
- Le cose cambieranno, - disse il bambino con sicurezza. - Lo amerai.
Il bambino è morto.
Sandor è sdraiato nell'erba del giardino.
- Sarà una vita misera, - pensa - Non mi rimane nulla.
E' arrivata sua sorella.
- Vieni Sandor, andiamo nel bosco con la mamma.
- Non capisci ? - disse Sandor. - L'ho amato. E' scomparso.
- Di chi stai parlando ?- domandò sua sorella dondolando il cestino per le fragole di bosco.
- Vattene, - disse Sandor.
- Me ne vado, - disse la sorella, - ma prima vorrei sapere di che parli.
- Non lo conosci, vattene !
- Tu sei pazzo. Io vado con la mamma.
Se ne va.
- Quale mamma ? - si domandò Sandor. - Un albero secco.
Si diresse verso casa.
Mathias era già lì. Elegante. Con un abito nero. La gente andava via.
Sandor e Mathias rimasero soli nella grande cucina.
Sandor si è addormentato.
Più tardi, svegliato di soprassalto, è uscito in cortile. Ci ha trovato Mathias, disteso nel fango.
- Riesci a camminare?- gli domandò.
- Lasciami stare qui, - disse Mathias, - Domani andrà tutto bene.

Il cielo era grigio, ma aveva smesso di piovere.
- Dormire, dormire sempre, - si disse Sandor.
Invece uscì dal letto.
- Mathias ! Dove sei ?
Lo trovò in cucina che cuoceva delle uova.
- Mangiamo ? - domandò.
- Si, - rispose Mathias - mangiamo.
Nessuno dei due parlava del bambino.
Ogni mattina Sandor si svegliava da un incubo. Poi pensava a Mathias.
- E' qui, da qualche parte in casa.

Una sera mangiarono senza guardarsi, in silenzio, come al solito. Sandor si sentiva molto stanco. Mathias era seduto di fronte a lui, immobile, assente, fissava il piatto vuoto.
- Forse aspetta che gli parli, - pensò Sandor, e uscì dalla cucina.
Fuori faceva freddo. Pesanti nuvole passavano davanti alla luna di un arancione violento.
Sandor si domandava se nonostante la stanchezza serebbe riuscito a prendere sonno.
Aveva paura di tornare in camera sua, nel suo letto, e sopratutto aveva paura  di svegliarsi l'indomani.
- Ho paura,-  disse una voce accanto a lui.
Il fratello del bambino era lì, appoggiato contro il muro, forse da molto tempo.
- Io vado a letto - disse Sandor.
- No, - disse l'altro, - non andartene ancora. Ti prego resta con me.
- Perchè? - domandò Sandor con voce piena d'astio.
L'altro lo aveva preso per un braccio:
- Vieni !
E lo stringeva così forte che  Sandor non aveva modo di liberarsi.
Lo trascinò dietro la casa.
- Mi chiamo Mathias, - disse aprendo la porta della cantina.
- Lo so, - rispose Sandor. - Lo so bene.
- E' ora di fare conoscenza, - disse l'altro versando del vino rosso in un bicchiere. - Ne vuoi ?
- Ho solo tredeci anni, - rispose Sandor sdegnoso.
- Anch'io, - disse l'altro, e bevve.
- Lo odio, - pensò Sandor. - E' due volte più forte di me. E' molto più grande. Lo odio !
- Non avere paura, - disse Mathias. - Non voglio spingerti a bere. Neanch'io bevo spesso.
Sandor non lo ascoltava. Lo scrutava in volto. Mathias era pallido, i suoi occhi, due pozzi neri, erano fissi a terra, e Sandor si rese conto che era bello, bello come suo fratello, il bambino morto di cui avevano desiderato l'amore.
- Dammi da bere.
Mathias gli tese il proprio bicchiere, senza guardarlo.
- Mathias, - disse Sandor dopo un pò, - ormai rimani solo tu da amare.
Mathias alzò gli occhi verso Sandor.
- Non sono una persona da amare.
Bevvero ancora.
Mathias dormiva. Le braccia aperte, la testa rovescia all'interno sulle botti.
Sandor uscì.
Dal cielo scendeva un freddo intenso.
- Non si può nemmeno piangere, - si disse.
all'alba Mathias lo aveva preso tra le braccia:
- Fratello, vai a letto, è quasi mattina.

- Mathias, sta tornando mio padre.
- Uccidilo, - disse Mathias.
- Non posso, - disse Sandor. - Me ne andrò.
- Senza di me, - disse Mathias.
- Si ma prima di partire ho alcune cose da fare. Vado a rivedere la mia casa. Puoi accompagnarmi.
- D'accordo, - disse Mathias. - Amo il fuoco.
- Come hai fatto a capirlo ? - domandò Sandor.
- Andiamo, - disse Mathias.
Sono arrivati di sera. Sandor aveva preso una tanica di benzina e bagnava i muri, la cantina, le scale. Mathias assisteva alla scena dal giardino. Sandor è andato verso di lui:
- Ho dimenticato i fiammiferi.
- Ce li ho io, - disse Mathias.
Sono saliti sulla collina. Era bello.
- Amo il fuoco, - disse Mathias .
- Amo la mia casa, - disse Sandor.
E, dopo un pò:
- Sono felice. Vado a prepararmi.
- Dove andrai ? - domandò Mathias.
- Attraverserò i campi minati.
- Potresti lasciarci la pelle.
- Sarebbe un'altra partenza.
- Potresti anche restare, - disse Mathias - Non sei capace di personare ?
- Non ne sono capace, Mathias. Me ne vado.
- Senza di me ?
- Non ti mancherò.
- Ma io mancherò a te, - disse Mathias - E un giorno tornerai.

Sandor è tornato.
Ha trovato la casa di Mathias vuota. Anche il giardino. E' andato al fiume. Mathias era lì, pescava con la lenza. Sandor si è seduto accanto a lui.
- Ne prendi molti ?
- Neanche uno, - disse Mathias. - Qui non ci sono pesci da un pezzo.
- Peschi lo stesso ?
- Ti aspettavo.
Si sono alzati, sono andati verso il villaggio.
- Tuo padre è morto, - disse Mathias. - Anche tua madre.
Sandor si è fermato davanti a una casa.
- Si, è casa tua, - disse Mathias. - L'hai riconosciuta.
- Ma non era qui, prima. Era in un'altra città.
- In un'altra vita, - lo corresse Mathias. - Adesso è qui, ed è vuota.
Sono arrivati a casa di Mathias.
Due bambini erano seduti davanti alla porta chiusa.
- Sono i miei figli, - disse Mathias. - La madre se n'è andata.
Sono entrati tutti nella grande cucina. Mathias ha preparato la cena. I bambini mangiavano in silenzio, senza alzare lo sguardo.
- Sono felici i tuoi bambini, - disse Sandor.
- Molto felici, - disse Mathias. - Vado a metterli a letto.
Più tardi sono scesi in cantina.
- Le botti sono vuote, - disse Mathias, - ma ho una bottiglia di acquavite.
Hanno bevuto.
- Domani puoi andare a vivere a casa tua, - disse Mathias.
- Non mi va più, - disse Sandor. - Se vuoi giocherò con i tuoi bambini.
- Non giocano mai, - disse Mathias.
Poi Sandor disse:
- Anch'io avevo un figlio.
- E' morto ?
- No, E' cresciuto.
- E' normale, - disse Mathias. - Deve attraversare la vita.
- La vita ? Perchè? io l'ho attraversata e non ho trovato niente.
- Ma non c'è niente da trovare, - rispose Mathias. - Niente.
- Ci sei tu , Mathias. E' per te che sono tornato.
- io, lo sai bene, sono solo un sogno. Bisogna accettarlo, Sandor. Non c'è noente. Da nessuna parte.
- E Dio ?- domando Sandor.
Mathias aveva smesso di rispondere.
- L'amore ? Io una volta ho amato, Mathias, ho amato una donna.
Mathias non rispondeva più.
Sandor uscì nel cortile. Dal cielo scendeva un freddo intenso.
- Mathias, dove sei ? Lasciandoti ho perso tutto. Ho provato a stare senza di te. Ho giocato, rubato, ucciso. Ma tutto ciò non aveva alcun senso. Senza di te in gioco era senza interesse, la rivoluzione senza smalto, l'amore senza sapore. Per vent'anni non sono stato altro che una grigia assenza.
- Dove sei, Mathias?
Le stelle brillavanonella loro infinita solitudine.

E il sole è sorto ancora una volta.
Sandor era disteso sul suo letto, in casa sua.
Mathias gli teneva la mano.
- Sei stato malato, Sandor. Ma adesso va tutto bene.
- Lo so, - disse Sandor. - Ho avuto un incubo.
- Ascolta i rumori, - disse Mathias.
sandor ha chiuso gli occhi. Fuori, suo padre tagliava la legna. Sua madre cantava in cucina.
La stanza era piene d'ombre, di luce, di quiete.
- Domani andremo a pescare, - disse Mathias.
- Si, domani - disse Santor. - Ora ho sonno. Bisogna fermare la pendola, Mathias. Mi disturba.
Mathias capì. Appoggiò una mano ampia e rassicurante sul cuore del fratello.

postato da: flimsy alle ore 19:03 | link | commenti
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martedì, 05 dicembre 2006

NoN SonO UnA da BLoG



Mi piacciono i blog .. mi piace leggere cosa la gente pensa e ho un certo gusto anche per lo stile narrativo; e quindi , mi iscrivo, per poter lasciare commenti. Ma tanto so di non essere una tipa da Blog .. e non lo dico, così tanto per, e poi sono l'ennesima che scrive cazzate.
Spiego chiare e sensate motivazioni:

1 - Il mio diario segreto è sotto il materasso .. e mi basta quello per sfogare i miei deliri da ultra ventenne

2- Ho sempre scritto lettere, messaggi, piantine per caccie al tesoro, frasi d'odio e d'amore,promemoria, citazioni, consigli e frasi in codice, post-it; da mettere accanto al comodino per chi si sveglia la mattina, sui muri, sui frigoriferi, sulle porte di casa, su carte fatte ad aereoplanino; per un genitore, il mio coinquilino, l' amica "del cuore", il mio amante, compagni di sventura. Ma mai e poi mai mi verrebbe in mente di scrivere al nulla o a gente che non conosco.

3- Parlare parlare parlare
scrivere scrivere scrivere
in questi ultimi mesi trovo che sia così inutile e a volte distruttivo.
Sogno un mondo dove ci sia un vocabolario con sole 7 parole.
Le mie costanti celebrazioni come posso trasmetterle così ?
I mei occhi lucidi, i miei passi di un ballo poco ritmato, il mio canto stonato,l'eleganza dei gesti, la lentezza spontanea dell'azione perchè fatta con presenza.
Se è vero com'è vero che vivo di questo .. spiegatemi .. COSA CI FACCIO DI UN BLOG ??


Lo lascio a chi lo sa fare, o meglio, a chi c'ha voglia. Io ho sperimentato e questo è tutto.
postato da: flimsy alle ore 20:57 | link | commenti (6)
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